Ogni volta che nel corso della vita ho sentito il bisogno di scrivere,ho provato una sensazione di incompletezza,di mancanza,di imperfezione,dovuta alla convinzione che ciò che avessi scritto non avrebbe mai espresso perfettamente ciò che avrei voluto esprimere.
Allo stesso modo credete che si possa racchiudere il più grande scopo della nostra mortale esistenza in una parola di otto lettere?
La felicità non è qualcosa che si può spiegare tra i banchi di scuola,non la si può capire dalla dicitura di un vocabolario o dal racconto di qualcuno che l’ha provata,la felicità è quella dolce sensazione di benessere che quando arriva te ne accorgi.
La gioia di un attimo,il conforto di un amico,la nascita di un bambino,il sorgere del sole che annuncia il nuovo giorno.. spesso ci rendiamo conto che la felicità si nutre dei piccoli eventi positivi che accadono attorno a noi.
Il genere umano non sempre sa riconoscere la vera gioia, per lo più confonde la felicità con la comodità,come,ad esempio,i soldi i quali indubbiamente aiutano a vivere agiatamente e senza grandi preoccupazioni ma non sono assolutamente sinonimo di felicità. Quest’ ultima e la disponibilità economica possono convivere e dunque essere presenti entrambe ma non è uno scontato connubio da sottintendere.
Una buona famiglia,un’ottima educazione,una brillante carriera,una salute di ferro,un matrimonio felice,ottenere il rispetto dagli altri,possedere una casa e abbastanza denaro. Tutte immagini a cui di solito si pensa quando si dice la magica parola”felicità”.
Vi invito a soffermarvi,non tanto sul mero vocabolo ma sull’accezione più originaria della gioia,non sulla cruda definizione,che sminuirebbe del resto la sua importanza nella vita,ma su ciò che al vostro singolo caso fornisce gioia.
La vostra gioia può essere un sogno che smette di esserlo per potersi concretizzare,può essere la saggezza,la poesia,il canto,il lasciarvi cullare dal cinguettio degli uccelli a primavera,può essere qualcuno senza il quale la vostra vita non sarebbe la stessa.
E’ importante capire in cosa risiede la vostra felicità oppure scoprire attraverso un lungo viaggio nel profondo del vostro cuore cosa potrebbe farvi volare verso di lei.
Altrimenti come si può raggiungere la gioia e trattenerla con voi senza sapere cosa o chi vi fa gioire?
La ricerca della felicità è la base e il fondamento di ogni nostra azione,ci impegniamo,facciamo ciò che eviteremmo volentieri di fare sempre con il fine futuro della contentezza,per conquistare quella sensazione di allegria,piacere,delizia,appagamento,beatitudine,estasi,completezza,pienezza e soddisfazione di sé.
L’incapacità di essere felici è la mancanza di amore in tutte le sue forme,è l’assenza di fantasia,l’ignoranza dell’arte del saper vivere. La tristezza che ne deriva porta alla solitudine,al chiudersi in se stessi,all’esplodere di tragedie e alla triste e falsa credenza che la felicità non esista. Di fatto la gioia non può non esistere perchè se davvero non esistesse nessuno di noi in questo momento potrebbe pensarla.
La beatitudine,intesa come felicità,è strettamente connessa alla religione. Perchè ci avviciniamo a Dio e lo cerchiamo costantemente in ogni elemento naturale e trascendentale?
Perchè crediamo che Dio -e non parlo del Dio cristiano ma di qualsiasi essere o forza superiore in cui crediate- possa essere la chiave della nostra gioia eterna. Per quanto concerne il Cristianesimo colui che sia in grado di donarci la pace dell’anima.
Le persone anziane,generalmente,tendono a ricordare momenti di felicità appartenenti al passato,a quando da bambini giocavano allegri e spensierati,ma,questa aspirazione del genere umano non è una peculiarità dei giovani. Una persona anziana può essere mille volte più felice di un adolescente poiché la felicità è qualcosa di effimero quanto immenso che sfugge al tempo e che non guarda in faccia nessuno.
Ora mi torna in mente l’immagine del volto di un bambino famoso quanto sconosciuto,appariva in tv per mostrarci la sua povertà,viveva in uno dei paesi del Terzo mondo,di quel mondo che è lo stesso in cui anche noi viviamo ma che è nettamente distinto dal nostro anche per come è chiamato. Ogni volta che il mio sguardo si perdeva nei suoi occhi immensi mi si lacerava il cuore e mi stupivo di come quegli occhi cosi grandi appartenessero ad un essere cosi piccolo. Ma la cosa che rendeva la mia costante ricerca della felicità cosi futile e poco importante era notare il sorriso sincero e tenero di quel bambino. Questo per ricordare che la felicità può essere intesa in modi diversi da ognuno e che, paradossalmente, a volte, coloro che non hanno niente, sono più sinceramente felici di quelli che hanno tutto,i quali ormai non hanno più nulla da desiderare e nulla in cui sperare. Ylenia Mocci